🍋 Il vero allenamento per invecchiare si svolge con il suo genitore
Lo sport e l'alimentazione non bastano da soli a preparare l'invecchiamento: il vero allenamento si svolge accanto a chi è già invecchiato.
Leggere la guidaUn comportamento che logora non è la prova che il suo genitore stia cambiando carattere: la letteratura internazionale vi legge un bisogno, un disagio, un dolore.
Yvan Keyna · Pubblicato il 26 agosto 2026

Lui critica il pranzo, il tragitto per arrivare, il modo in cui ha parcheggiato l'auto. Lei ha già provato a ragionare, a distrarlo, a cambiare argomento — e niente è durato più di una visita.
Un comportamento che logora — critiche, lamentele, rabbia ripetuta — non è la prova che il suo genitore stia diventando qualcun altro. La letteratura internazionale lo legge spesso come un'espressione: un bisogno, un disagio, a volte un dolore non individuato. Lei non deciderà al posto suo di cambiare — ma può cambiare quello che ne capisce.
Cosa le porta questo articolo
- Capire cosa può realmente esprimere un comportamento che logora.
- Cambiare quello che si aspetta da una visita, non il suo genitore.
- Ripartire con 6 gesti concreti, dal costo reale.
La maggior parte dei consigli che le vengono dati punta sul suo comportamento. Questo articolo prende il problema dall'altro capo: quello che può realmente cambiare non è lui — è quello che capisce di quanto lui esprime, e quello che si aspetta da una visita.
Quello che questo articolo non fa: non pone alcuna diagnosi, non dice mai cosa esprime il suo genitore in particolare, e non promette alcuna serenità. Spiega un meccanismo documentato dalla letteratura internazionale, e offre gesti dal costo reale — non un risultato garantito.
Domanda 1
Gli specialisti non qualificano mai una persona: descrivono un comportamento. Non è una forma di cortesia — un'indagine mostra che è anche la parola che i familiari stessi preferiscono sentirsi dire.
Un gruppo di esperti in geriatria e psichiatria geriatrica ha pubblicato, sul Journal of the American Geriatrics Society, un approccio in quattro fasi di fronte a un cambiamento di comportamento. La prima consiste nel descriverlo come una scena: cosa succede esattamente, quando, dove, cosa lo precede e cosa segue. 👉 l'articolo del Journal of the American Geriatrics Society
La seconda fase consiste nel cercare una causa, cominciando dalle cause fisiche — tra cui il dolore. È questo ordine, descrivere e poi cercare, che struttura l'intero approccio.
Un'indagine pubblicata su Age and Ageing, condotta su 229 familiari — figli, figlie, coniugi —, ha chiesto quali parole sopportavano per parlare dei cambiamenti di comportamento del loro genitore. La parola «comportamento difficile» è quella che il 53% di loro rifiuta di più. 👉 l'indagine pubblicata su Age and Ageing
Quelle che preferiscono esprimono un bisogno. I rispondenti spiegano che una parola di bisogno è meno accusatoria, e che costringe a cercare cosa esprime — due effetti che un'etichetta non ha mai.
L'Organizzazione mondiale della sanità va nella stessa direzione: un'etichetta fa nascere l'immagine di una persona dipendente, ancora prima di averla guardata. Il suo stesso rapporto ha quindi scelto di non usare più queste parole. Il libro Aiuto! Chi si prenderà cura dei miei genitori? mantiene una formulazione simile: «il comportamento difficile dei nostri genitori». 👉 il rapporto dell'Organizzazione mondiale della sanità
Domanda 2
Una parte della letteratura specialistica legge un cambiamento di comportamento come l'espressione di un bisogno non soddisfatto — un dolore, un disagio, un ambiente che non è più adatto. Sono piste da far valutare da un professionista, mai una diagnosi che pone lei stessa.
Un modello di ricerca ha proposto di leggere un cambiamento di comportamento non come un difetto della persona, ma come il suo modo di esprimere un bisogno che non riesce più a formulare altrimenti. 👉 il modello dei bisogni non soddisfatti Una rassegna pubblicata sul BMJ riprende questo quadro e aggiunge una precisazione: è cruciale esplorare prima una causa medica — un'infezione, una disidratazione, e il dolore. 👉 la rassegna pubblicata sul BMJ
Questa lettura viene soprattutto da una letteratura incentrata sui disturbi della memoria, e non si trasferisce così com'è a ogni persona anziana. Uno studio su 89 persone molto anziane mostra che un disagio fisico accompagnava spesso le lamentele ripetute, difficile da individuare anche per professionisti formati — da cui l'interesse di una valutazione dedicata. 👉 lo studio su 89 persone molto anziane
Per una persona senza disturbi della memoria, una coorte di 888 persone di 70 anni e oltre arrivate al pronto soccorso mostra un'altra cosa: tra quelle che si lamentavano in modo vago, più di una su due ha ricevuto poi una diagnosi precisa. Un segno impreciso merita di essere valutato, perché spesso ne nasconde uno netto. 👉 la coorte condotta al pronto soccorso
Domanda 3
Forse ha già provato a ragionare, a distrarlo, a contraddirlo — e niente è durato più di una visita. Forse se n'è andato rimproverandosi di essere stato brusco, o vergognandosi di non avere più tanta voglia di tornarci.
Yvan Keyna lo dice nel capitolo 4.7 del suo libro Aiuto! Chi si prenderà cura dei miei genitori?, in un passaggio che ribalta la domanda: «Tocchiamo ora qualcosa di molto potente e liberatorio: perché voler cambiare il suo genitore quando è lei a soffrire?»
«Lei non potrà cambiare il suo genitore, a meno che non lo decida lui. L'unica cosa che potrà cambiare è la sua percezione della situazione», scrive ancora il libro. È quanto sviluppa il libro Aiuto! Chi si prenderà cura dei miei genitori? 👉 Aiuto! Chi si prenderà cura dei miei genitori?
Non è solo un modo di dire. Una sintesi di 84 studi ha misurato cosa implica concretamente occuparsi di un genitore anziano, rispetto al non farlo: più stress, più scoraggiamento, meno la sensazione di farcela. 👉 la sintesi di 84 studi Non è una debolezza personale: è uno scarto misurato, su migliaia di persone.
Domanda 4
Un tratto che oggi logora esisteva spesso già prima, in forma più discreta. Il libro lo formula così: «Non è cambiato: esprime semplicemente un'altra sfaccettatura di sé.» Non è una consolazione: è un modo per non sentire di aver perso qualcuno che è ancora lì.
Questa idea si ricollega a quanto documenta l'approccio in quattro fasi citato sopra: un comportamento si capisce ricollocandolo nel contesto — quello che è cambiato intorno alla persona, non solo in lei. Un trasloco, un lutto, un dolore nuovo, una routine sconvolta possono far riemergere un tratto che esisteva già.
È quanto sviluppa, nello stesso passaggio, il libro Aiuto! Chi si prenderà cura dei miei genitori? — senza che la persona sia diventata qualcun altro. 👉 Aiuto! Chi si prenderà cura dei miei genitori?
Domanda 5
Tre leve sono reali: la sua percezione della situazione, la cornice della visita, e quello che si aspetta da essa. Un metodo semplice, documentato da anni, aiuta a oggettivare ciò che accade: annotare l'ora, il luogo, cosa precede e cosa segue un comportamento, per alcuni giorni.
Cambiare quello che si aspetta da una visita può anche voler dire cambiare quello che vi fa: dedicare il tempo a un gioco condiviso piuttosto che a una conversazione che si esaurisce subito. È l'idea alla base del libro Ricordiamo insieme — 250 giochi da fare in due con un genitore anziano, senza alcuna promessa di effetto sulla memoria o sull'umore. 👉 Ricordiamo insieme
L'approccio detto «ABC» — cosa precede, il comportamento, cosa segue — è stato studiato da una rassegna Cochrane, su 18 studi condotti per lo più su famiglie. Gli autori restano prudenti: è ancora troppo presto per giudicarne l'efficacia. Ciò che è accertato: il metodo esiste, è stato testato. 👉 la rassegna Cochrane sull'approccio ABC
Un piccolo studio randomizzato ha confrontato un diario tenuto da 78 familiari per sette giorni con un semplice racconto orale fatto a memoria. Il diario ha fatto emergere più difficoltà rispetto al solo racconto, sia il primo giorno sia l'ultimo. 👉 lo studio randomizzato sul diario tenuto dai familiari In pratica, questa annotazione si tiene per una settimana o due: gli studi stessi hanno usato sette giorni, non è una durata fissa.
Prima di interpretare un comportamento, una rassegna della società internazionale per lo studio del dolore ricorda una cosa semplice: il dolore non detto a parole non scompare, passa attraverso il comportamento — l'irritabilità, l'agitazione. È per questo che esistono griglie di osservazione, perché un professionista possa valutare il dolore senza aspettare una frase. 👉 la rassegna della società internazionale per lo studio del dolore
Domanda 6
Non c'è alcun obbligo di reggere fino alla fine una visita che la sfinisce. Accorciarla, tornare un altro giorno, farsi accompagnare lei stesso: sono gesti riconosciuti, non un'ammissione di fallimento.
L'Organizzazione mondiale della sanità lo dice senza mezzi termini: prendersi cura di una persona cara «può essere faticoso e pesare sulla salute e sul benessere di chi lo fa». 👉 la scheda informativa dell'OMS Per questo motivo ha ideato un intero programma destinato non alla persona assistita, ma a chi se ne occupa — con un modulo chiamato «prendersi cura di me».
Questo programma, gratuito da scaricare, è stato adattato in una quarantina di paesi. Un commento scientifico precisa onestamente che un grande studio non ha mostrato differenze rispetto a un follow-up abituale sui suoi criteri principali. 👉 il commento scientifico sul programma iSupport Lo stesso commento aggiunge che il contatto umano conta più di un semplice manuale — una sfumatura onesta, più utile di una promessa.
I gruppi di parola tra familiari esistono da tempo, e sono stati studiati: una sintesi di 30 studi ne conferma l'esistenza. Farsi accompagnare a volte costa denaro — un professionista si paga, un gruppo di parola è spesso gratuito: si informi localmente. È anche quanto sviluppa il libro Aiuto! Chi si prenderà cura dei miei genitori?. 👉 la sintesi sui gruppi di parola 👉 Aiuto! Chi si prenderà cura dei miei genitori?
Domanda 7
Sei gesti sono alla sua portata, con il loro costo reale.
Niente garantisce che anche uno solo di questi sei gesti cambi la prossima visita. Ma nessuno esige di aspettare che il suo genitore cambi per primo.

Autore: Yvan Keyna
| # | Fatto citato | Link |
|---|---|---|
| 1 | Approccio DICE (Kales, Gitlin, Lyketsos, gruppo di esperti, J Am Geriatr Soc, 2014): descrivere il comportamento (cosa, quando, dove, prima, dopo), poi cercare una causa fisica, tra cui il dolore | l'articolo del Journal of the American Geriatrics Society |
| 2 | Indagine (Wolverson et al., Age and Ageing, 2022, 229 familiari): «comportamento difficile» è l'espressione meno accettata (53%), le parole di bisogno sono preferite | l'indagine pubblicata su Age and Ageing |
| 3 | Rapporto mondiale sull'ageismo (OMS, ONU-DAES, UNFPA, OHCHR, 2021): le etichette legate all'età innescano stereotipi di dipendenza | il rapporto dell'Organizzazione mondiale della sanità |
| 4 | Il libro Aiuto! Chi si prenderà cura dei miei genitori? utilizza esso stesso la formulazione «il comportamento difficile dei nostri genitori», in un capitolo dedicato all'argomento | — |
| 5 | Modello dei bisogni non soddisfatti (Algase et al., American Journal of Alzheimer's Disease, 1996) | il modello dei bisogni non soddisfatti |
| 6 | Rassegna di riferimento (Kales, Gitlin, Lyketsos, BMJ, 2015): esplorare prima una causa medica, tra cui il dolore, giudicata «cruciale» | la rassegna pubblicata sul BMJ |
| 7 | Studio (Cohen-Mansfield et al., Psychiatry Research, 2015, 89 persone): il disagio fisico accompagna spesso le lamentele verbali, difficile da individuare anche per i professionisti | lo studio su 89 persone molto anziane |
| 8 | Coorte (van Dam et al., European Journal of Internal Medicine, 2023, 888 persone di 70 anni e oltre): una lamentela vaga riceve una diagnosi precisa in più di un caso su due | la coorte condotta al pronto soccorso |
| 9 | Estratto ufficiale del libro, capitolo 4.7: «perché voler cambiare il suo genitore quando è lei a soffrire?» e «lei non potrà cambiare il suo genitore, a meno che non lo decida lui» | Aiuto! Chi si prenderà cura dei miei genitori? |
| 10 | Meta-analisi (Pinquart & Sörensen, Psychology and Aging, 2003, 84 studi): scarti misurati di stress e scoraggiamento nelle persone che si prendono cura di un familiare anziano | la sintesi di 84 studi |
| 11 | Estratto ufficiale del libro, capitolo 4.7: «non è cambiato: esprime semplicemente un'altra sfaccettatura di sé» | Aiuto! Chi si prenderà cura dei miei genitori? |
| 12 | Rassegna Cochrane (Moniz-Cook et al., 2012, 18 studi): approccio «ABC», metodo documentato, efficacia giudicata non accertata dagli autori | la rassegna Cochrane sull'approccio ABC |
| 13 | Studio randomizzato (Jayalath et al., 2016, 78 familiari, diario tenuto per 7 giorni): il diario scritto fa emergere più osservazioni di un racconto a memoria | lo studio randomizzato sul diario tenuto dai familiari |
| 14 | Rassegna dell'IASP (Achterberg et al., Pain Reports, 2020): il dolore non espresso verbalmente passa attraverso il comportamento; esistono griglie di osservazione | la rassegna della società internazionale per lo studio del dolore |
| 15 | OMS, scheda informativa: prendersi cura di una persona cara «può essere faticoso»; esistenza di un modulo «prendersi cura di me» | la scheda informativa dell'OMS |
| 16 | Programma OMS iSupport (2019), adattato in una quarantina di paesi (commento Lancet Reg Health Eur, 2024); un grande studio non ha mostrato differenze rispetto al follow-up abituale | il commento scientifico sul programma iSupport |
| 17 | Meta-analisi (Chien et al., International Journal of Geriatric Psychiatry, 2011, 30 studi): esistenza documentata dei gruppi di sostegno per i familiari | la sintesi sui gruppi di parola |
| 18 | Il libro Aiuto! Chi si prenderà cura dei miei genitori? affronta anche il tema del farsi accompagnare lui stesso | Aiuto! Chi si prenderà cura dei miei genitori? |
| 19 | Rimando al libro Ricordiamo insieme — 250 giochi da fare in due con un genitore anziano, che illustra l'idea di cambiare quello che si fa durante una visita, senza promessa di effetto sulla memoria o sull'umore | Ricordiamo insieme |
La letteratura internazionale legge spesso un comportamento che logora come l'espressione di un bisogno, di un disagio o di un dolore non individuato, più che come un cambiamento di carattere. Solo un professionista può dire di cosa si tratta in un caso preciso.
Non è lei a decidere, al posto suo, di cambiare. Quello che lei può cambiare è ciò che capisce di quanto lui esprime, e quello che si aspetta da una visita.
Accorciare la visita, cambiare il momento della giornata, venire in due, scegliere un gioco piuttosto che una conversazione. Questi gesti non promettono alcuna serenità, ma cambiano quello che la visita le costa.
Lo sport e l'alimentazione non bastano da soli a preparare l'invecchiamento: il vero allenamento si svolge accanto a chi è già invecchiato.
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